- Marzo 12, 2026
In un periodo in cui la parola ‘guerra’ è ovunque, mi ritrovo spesso a pensare a Sarajevo, una città dove le atrocità vissute sono impresse sui muri degli edifici, sulle strade e nei racconti delle persone, ma che ha saputo rialzarsi con un orgoglio silenzioso.
Visitare Sarajevo oggi significa camminare dove trent’anni fa c’erano macerie e vite martoriate, ma anche essere testimoni di come una capitale possa risollevarsi, continuando a offrirsi al mondo come un luogo dove le culture si incontrano, si scontrano e, infine, convivono. La Bosnia ed Erzegovina è un Paese piccolo, complesso e con un’infinità di storie che aspettano solo di essere ascoltate.
Per chi non ha il tempo di affrontare un on the road in Bosnia ed Erzegovina per ascoltare le sue innumerevoli voci, ma vuole comunque iniziare a decifrare le sfaccettature del Paese, la capitale è il punto di partenza ideale. Qui convivono l’eleganza dell’Art Nouveau e la spigolosità del razionalismo socialista, i minareti e i campanili, l’Est e l’Ovest.
Ma da dove iniziare per capire davvero questa città così densa? Se ti stai chiedendo cosa vedere a Sarajevo per coglierne l’essenza più profonda, in questo articolo ho raccolto i miei consigli: dai luoghi simbolo ai suggerimenti pratici su come arrivare, dove dormire, cosa mangiare e, per me un dettaglio immancabile, quali libri leggere prima, durante o dopo il tuo viaggio.
In questa guida troverai
Ciao, sono Elena Usai!
Sarda di nascita e viaggiatrice per vocazione. Come travel blogger e fotografa di viaggio, il mio obiettivo è guidarti alla scoperta di destinazioni vicine e lontane con uno sguardo curioso e profondo. Qui non troverai solo “cosa vedere”, ma il racconto di un viaggio vissuto con calma, prestando ascolto all’anima dei luoghi.
Cosa vedere a Sarajevo
Capitale della Bosnia-Erzegovina, qui farai salti continui dal presente al passato. Essendo una città compatta, puoi muoverti facilmente a piedi per vedere i luoghi che consiglio in questo articolo su cosa vedere a Sarajevo o, per un’esperienza immersiva, puoi salire sul tram cittadino per ammirare la città dal suo interno.
Baščaršija, il cuore ottomano della città
La Baščaršija, con il suo intreccio di stradine lastricate ed edifici bassi, rappresenta il cuore ottomano della città. Spesso descritta come una piccola Istanbul nel cuore dei Balcani, è l’eredità più tangibile della dominazione ottomana, dove la tradizione turca sopravvive ben oltre le architetture.
Ristoranti, pasticcerie e negozi mantengono in vita l’atmosfera, tra il fumo dei ćevapi e il ticchettio ritmico dei martelli degli artigiani che modellano il rame in Kazandžiluk (la via dei calderai). È qui che nascono le džezva e i fildžan necessari per la bosanska kahva, il caffè bosniaco.
Un rito, quello del caffè, che non fu messo da parte neanche durante l’assedio, come racconta Miljenko Jergović nella sua raccolta Le Marlboro di Sarajevo: un gesto di normalità che restituiva dignità quando tutto intorno crollava.
La preparazione è lenta e precisa: si macina il caffè finissimo, si versa la polvere nella džezva (il bricco di rame) insieme all’acqua e si porta a ebollizione finché non si crea una schiuma densa. Una volta pronto, viene servito su un vassoio di metallo, accompagnato da una zolletta di zucchero da intingere o da un lokum, il dolcetto gelatinoso all’acqua di rose che pulisce il palato.
Se vuoi provarlo, la Baščaršija è il luogo ideale dove fare una pausa.
Piazza Sebilj e la fontana simbolo di Sarajevo
Nel quartiere ottomano c’è la famosa fontana Sebilj, situata nell’omonima piazza, circondata da stormi di piccioni, e considerata il simbolo per eccellenza della città di Sarajevo.
La tradizione di queste fontane pubbliche (i sebilji) è nata nella Penisola Arabica ed è stata introdotta in Bosnia ed Erzegovina dagli Ottomani. Un tempo Sarajevo era arricchita da centinaia di queste fontane pubbliche a forma di chiosco, mentre oggi ne rimane solo una. La versione attuale è stata costruita per sostituire la precedente fontana del XVIII secolo (opera di Mehmed Pascià Kukavica), che purtroppo fu distrutta da un incendio.
Curiosità: in passato, queste strutture non erano solo belle da vedere, ma fungevano da fonti essenziali di ristoro per i viaggiatori stanchi. C’erano dei veri e propri custodi, i sebiljdžijas, che distribuivano gratuitamente l’acqua ai passanti assetati.
La moschea Gazi Husrev-begova džamija
Se senti il canto di un muezzin, con ogni probabilità proviene dalla maestosa moschea Gazi Husrev-begova džamija, tra le architetture islamiche più belle di tutti i Balcani.
Costruita nel 1531, la moschea rappresenta l’apice dell’architettura islamica ottomana classica a Sarajevo. Nonostante i danni subiti dall’artiglieria serba, è stata oggetto di un meticoloso lavoro di restauro completato con successo nel 2002
Sono riuscita ad ammirare solamente il giardino e gli esterni perché c’erano molti fedeli sia all’interno che all’esterno. Essendo uno spazio sacro, ho preferito non invaderlo con la mia presenza da turista.
Dal cortile della moschea lo sguardo finisce inevitabilmente sulla vicina Torre dell’Orologio (Sahat-kula). Osservala bene: è l’unica torre pubblica al mondo che segna ancora l’ora lunare (a la turca), dove le lancette indicano la mezzanotte nell’istante esatto del tramonto.
L’ex Biblioteca Nazionale Vijecnica, dallo stile moresco
Cosa vedere a Sarajevo se non l’ex Biblioteca Nazionale, oggi sede del municipio: è l’edificio più fotogenico e simbolico della città.
Con le sue decorazioni geometriche e i colori caldi, rappresenta l’apice dell’architettura pseudo-moresca, un incontro unico tra il gusto asburgico e la tradizione islamica locale.
Nell’agosto del 1992, i bombardamenti la distrussero quasi completamente, mandando in cenere oltre due milioni di libri e documenti rari. Fu in quel momento che nacque una delle immagini più forti del secolo scorso: il violinista di Sarajevo, Vedran Smailović, che vestito di tutto punto suonava l’Adagio di Albinoni tra le macerie e il fumo, opponendo la bellezza della musica all’orrore delle granate.
Oggi, la Vijećnica è stata ricostruita fedelmente e puoi ammirare i suoi interni spettacolari, con la cupola di vetro colorato e le colonne intarsiate, ogni giorno dalle 9:00 alle 17:00.
Il Ponte Latino, dove ebbe inizio la Prima Guerra Mondiale
Se sei un appassionato di storia, probabilmente sai che l’attentato di Sarajevo fu l’episodio che fornì il pretesto per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Location fu il Ponte Latino sul fiume Miljacka, dove il 28 giugno 1914 l’arciduca d’Asburgo Francesco Ferdinando fu assassinato insieme alla moglie Sofia dal giovane serbo-bosniaco Gavrilo Princip.
Al momento della mia visita, ho notato che a scopi turistici hanno parcheggiato una carrozza simile a quella che trasportava l’arciduca e che può essere prenotata per fare i tour della città dove ogni angolo è una pagina di storia. Questo angolo specifico, dove avvenne l’attentato, è segnato da una targa e da un museo dedicato.
La Ferhadija, l’anima occidentale della città
La Ferhadija è la via pedonale dello shopping, dove i minareti e i tappeti colorati lasciano il posto ai palazzi in stile neoclassico e secessionista del periodo austro-ungarico. Qui Sarajevo smette di sembrare una piccola Istanbul e inizia a ricordare Vienna o Praga.
Il punto più iconico di questa transizione è il “Sarajevo Meeting of Cultures”: un segno per terra, sulla pavimentazione stradale, che indica l’esatta linea di confine tra Est e Ovest. Se ti posizioni in quel punto e guardi verso una direzione, vedi il mondo islamico; se ti giri di 180 gradi, ti ritrovi nell’Europa centrale.
Lungo la Ferhadija si trovano alcune delle famose “Rose di Sarajevo”, i fori lasciati dalle granate sull’asfalto, riempiti di resina rossa per non dimenticare il sangue versato durante l’assedio.
La mostra alla Gallery 11/07/95
Penso sia un dovere morale per chiunque passi da Sarajevo visitare la Gallery 11/07/95, il primo museo memoriale della Bosnia ed Erzegovina nato per preservare il ricordo del genocidio di Srebrenica, dove nel luglio del 1995 persero la vita 8.372 persone.
Lo spazio è stato pensato come un ibrido tra una galleria d’arte e un archivio documentale che usa immagini, mappe, video e testimonianze audio per ricostruire ciò che accadde in quella piccola cittadina della Bosnia orientale.
La mostra permanente mette davanti a scene documentarie crude e necessarie, offrendo un’interpretazione artistica e storica di eventi che non appartengono solo al passato, ma che continuano a bruciare nel presente.
Fuori dalla città: la pista da bob delle Olimpiadi e il Tunnel della Speranza
Se hai un po’ di tempo extra, ti consiglio di uscire dal perimetro del centro per toccare con mano due dei simboli più potenti di Sarajevo, situati ai lati opposti della città.
Il primo è la pista da bob sul monte Trebević, costruita per le Olimpiadi Invernali del 1984. Oggi quella che era un’eccellenza sportiva mondiale è un serpente di cemento abbandonato, completamente ricoperto di graffiti e circondato dalla foresta.
Qui è possibile fare una camminata e ammirare Sarajevo dall’alto dai diversi belvedere. Durante gli anni bui dell’assedio, queste colline hanno rappresentato uno svantaggio per gli abitanti perché qui si trovavano le postazioni dei cecchini serbi.
Il secondo è il Tunnel della Speranza (Tunel Spasa), nei pressi dell’aeroporto. Tra il 1993 e il 1995, questo passaggio sotterraneo alto poco più di un metro e mezzo è stato l’unico cordone ombelicale tra la città assediata e il mondo esterno.
Visitare la casa-museo e percorrere i pochi metri rimasti aperti del tunnel è claustrofobico e spiazzante se pensi che da qui sono passati cibo, medicinali, armi e speranza.
Come organizzare il viaggio a Sarajevo: consigli pratici
Che tu stia pianificando un weekend lungo o che Sarajevo sia la prima tappa di un on the road nei Balcani, ci sono alcuni aspetti pratici da tenere a mente. Dopo aver capito cosa vedere a Sarajevo, in questa sezione ho raccolto tutte le informazioni tecniche e i suggerimenti che sono sicura ti saranno utili!
Voli diretti dall’Italia a Sarajevo
Al momento (marzo 2026) i voli diretti dall’Italia a Sarajevo partono da:
- Roma Fiumicino con WizzAir (ci sono tre voli settimanali);
- Milano Bergamo con Ryanair (i voli sono molto più frequenti rispetto a Roma).
Se non hai intenzione di noleggiare un’auto, dall’aeroporto puoi raggiungere il centro di Sarajevo comodamente con il bus navetta (che fa diverse fermate lungo la via principale fino alla Baščaršija) o con un taxi.
Come noleggiare l’auto a Sarajevo
Data la frequenza settimanale dei voli Ryanair da Milano Bergamo, Sarajevo è diventata una meta perfetta non solo per un city-break, ma come punto di partenza per un on the road più ampio.
Sebbene il centro città si possa esplorare tranquillamente a piedi, avere un mezzo proprio è l’unico modo per spingersi in autonomia verso le montagne olimpiche, le cascate di Kravice o i borghi della Bosnia centrale.
Per il noleggio, il mio consiglio è di muoverti in anticipo e prenotare online tramite Discover Cars per tre motivi fondamentali che ti faranno risparmiare tempo e stress:
- Confronto immediato: ti permette di vedere in un’unica schermata le tariffe di tutte le compagnie (locali e internazionali) presenti all’aeroporto di Sarajevo, garantendoti di bloccare l’offerta più conveniente.
- Trasparenza totale: puoi leggere le recensioni reali degli altri viaggiatori sulla pulizia delle auto e la velocità del ritiro, evitando brutte sorprese al desk.
- Cancellazione flessibile: spesso puoi disdire o modificare la prenotazione fino a poche ore prima del ritiro, un vantaggio enorme se i tuoi piani di viaggio dovessero cambiare.
Prenotare l’auto online prima di atterrare ti assicura non solo un prezzo migliore rispetto al noleggio fatto direttamente in loco.
Dove dormire a Sarajevo
La scelta della zona cambia completamente l’esperienza del viaggio. Se cerchi l’atmosfera e vuoi svegliarti con il richiamo del muezzin, la Baščaršija è il posto giusto, anche se i vicoli possono essere rumorosi. Se preferisci l’eleganza dei soffitti alti e la vicinanza ai negozi, punta sui quartieri austro-ungarici lungo la Ferhadija.
Quanti giorni servono per visitare Sarajevo?
Molti commettono l’errore di dedicarle solo una toccata e fuga di 24 ore. Secondo me, 2 giorni sono il minimo indispensabile per vedere Sarajevo senza correre. Un giorno per il centro storico (Est e Ovest) e uno dedicato a ciò che sta fuori: la pista da bob, il Tunnel della Speranza o un’escursione sul monte Igman.
I migliori ristoranti di cucina bosniaca a Sarajevo
Considerato il suo passato storico, è ovvio che molte persone vogliano visitare Sarajevo partecipando a un tour dedicato agli eventi bellici. Tuttavia, se volessi fare qualcosa di diverso, ti consiglierei di scoprire la città attraverso il cibo con un tour dedicato o provando i piatti tipici nei migliori ristoranti di cucina bosniaca, ossia:
- Dzenita e Dveri: cucina casalinga.
- Inat Kuca: Un ristorante che è un pezzo di storia, situato proprio di fronte alla Vijećnica. L’atmosfera è intima e perfetta per una cena tradizionale.
- The Singing Nettle: Se cerchi qualcosa di leggermente diverso, con un tocco di creatività che valorizza le materie prime locali (come l’ortica).
- Ćevabdžinica Željo 2 i 3: l’istituzione per i ćevapi! Non aspettarti fronzoli: qui si mangia velocemente, circondati dai locali, e si ordina la carne nel pane somun
Cosa mangiare a Sarajevo
Quali piatti provare? Secondo me, un soggiorno a Sarajevo necessita l’assaggio di queste specialità:
- Hurmasice: un dolcetto a base di pasta frolla inzuppato nello sciroppo di zucchero, perfetto da accompagnare al caffè bosniaco.
- Dolma: verdure (come le cipolle o i peperoni) ripiene di carne e riso, cotte lentamente fino a sciogliersi in bocca.
- Tufahija: un dolce bellissimo da vedere e squisito da mangiare, fatto con una mela cotta nello zucchero, ripiena di noci e guarnita con panna montata.
- Klepe: i ravioli bosniaci, solitamente ripieni di carne o formaggio e conditi con una crema di aglio e yogurt.
- Burek con ayran: la pita di carne più famosa, servita con la tipica bevanda allo yogurt acido che pulisce il palato.
I libri da mettere in valigia
Per me, il viaggio comincia o continua sempre anche a casa attraverso le pagine dei libri. Quelli che ho letto e ti consiglio sono:
- Le Marlboro di Sarajevo di Miljenko Jergović: forse l’opera che più di ogni altra riesce a trasmettere le sensazioni degli anni dell’assedio, probabilmente perché scritto proprio mentre le granate cadevano sulla città.
- Venuto al mondo di Margaret Mazzantini: un romanzo viscerale (da cui è stato tratto anche un film) che racconta una storia d’amore e di maternità spezzata tra l’Italia e una Sarajevo devastata.
- Farfalle a Sarajevo di Priscilla Morris: Un libro potente e delicato allo stesso tempo. Racconta la storia di Zora, un’artista che vede la sua vita e la sua città sgretolarsi durante l’assedio. È una testimonianza preziosa sulla resistenza dell’arte e della bellezza anche quando tutto intorno sembra perduto.
Durante gli anni dell’assedio, la cultura non ha mai smesso di essere un atto di resistenza. Un momento diventato leggenda è la nascita di “Miss Sarajevo”, scritta dagli U2 e Brian Eno sotto lo pseudonimo di Passenger insieme a Luciano Pavarotti. Il brano racconta il concorso di bellezza organizzato durante l’assedio del 1993, dove le ragazze sfilavano con uno striscione che recitava: “Don’t let them kill us”.
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