Cosa vedere a Sassari: la città dei Candelieri, patrimonio UNESCO

Una mattina d’estate, cielo azzurro, il caldo che si fa già sentire nonostante l’ora: mentre percorro le vie del centro storico di Sassari, la quotidianità della città si srotola davanti ai miei occhi. Dei bambini giocano a calcio in una piazza, le biciclette appoggiate a una panchina; un meccanico fuori dalla sua officina, come raramente se ne vedono ancora, piccola, piena di oggetti diversi in un misto di sacro e profano, aggiusta una vecchia moto e riempie la via stretta di una nebbia provocata dal fumo del motore.

 

Sia chiaro, non sono qui per romanticizzare la città, sto semplicemente descrivendo quello che ho visto una mattina. Anche perché, se devo essere sincera, la sua bellezza si fa notare pian piano, non subito. Cosa vedere a Sassari non è una domanda che si risponde da sola: bisogna saper cercare, e qui entra in gioco questo racconto.

 

Scritto da chi Sassari l’ha sempre data un po’ per scontata. Sono caduta vittima di quel classico atteggiamento di chi, avendo qualcosa vicino (io sono di Porto Torres, a mezz’ora di auto), si dice sempre che tanto c’è tempo, che la scoprirà prima o poi. E quel ‘prima o poi’ non arriva mai. Questa, poi, è stata la città dei miei cinque anni di liceo. Ma la verità è che non l’ho mai scoperta per davvero.

 

Allora mi sono chiesta: cosa consiglierei di vedere a Sassari ora che finalmente ho avuto più opportunità per esplorarla? Sono partita da qui, da un giro fatto con occhi diversi, con qualche tappa gastronomica lungo il percorso.

 

Il tutto senza dimenticare i Candelieri, la festa più importante della città, Patrimonio UNESCO, che ho vissuto in prima persona, ma non solo il 14 agosto: anche nelle feste patronali dei Gremi che si tengono durante l’anno, quelle che raramente finiscono in una guida turistica.

Bambini giocano a calcio in Piazza Duomo nel centro storico di Sassari
Interno di un'officina a Sassari con statue religiose e insegna del Vespa Club
Vicolo del centro storico di Sassari con insegna della Rete Thàmus
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In questa guida troverai

INFO UTILI PER VISITARE LA CITTÀ

 

  • Infopoint turistico: in Piazza Azuni 14 a Sassari trovi l’ufficio punto di riferimento per mappe, consigli e materiale informativo aggiornato;
  • Biglietto cumulativo Rete Thàmus: risparmia e visita più luoghi culturali, anche in giorni diversi. Costa 10€ (intero) / 8€ (ridotto) e dà accesso a Fontana del Rosello (visita guidata), Palazzo di Città, Palazzo Ducale e Barbacane;
  • Per approfondire: tutte le info su monumenti, orari ed eventi sono sul sito ufficiale di Turismo Sassari.

Ciao, sono Elena Usai

 

Sono una travel blogger e fotografa sarda e ti aiuto a scoprire l’Italia, l’Europa e il mondo con calma e autenticità. Mi piace visitare i luoghi fuori stagione, imparare a coglierne i dettagli leggendo libri al riguardo e, alle lunghe liste di cosa fare e vedere, preferisco poche esperienze, ma vissute pienamente. 

 

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Turismo lento in Sardegna tra i mandorleti di Tuili

Questo articolo nasce da una collaborazione con il Comune di Sassari. Quello che leggi resta comunque il mio racconto, con la mia prospettiva e i miei consigli personali.

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Cosa vedere a Sassari: un itinerario a piedi

Se arrivi in treno o con l’autobus, tutti i luoghi di questo itinerario possono essere raggiunti facilmente a piedi.

 

Se invece arrivi in auto, ti consiglio di lasciare la macchina al Mercato Civico, dove troverai un comodo parcheggio al chiuso, a pagamento. Pochi passi ti separano dalla prima tappa: la Fontana del Rosello.

 

È proprio da qui che voglio partire, da uno dei simboli della città. 

Fontana del Rosello

Come scrisse Enrico Costa (scrittore, storico e giornalista sassarese) nel suo libro dedicato a Sassari suddiviso in tre volumi e pubblicato da Edizioni Gallizzi, fra gli edifici antichi di Sassari, il Rosello fu sempre il “prediletto dei sassaresi”.

 

Quella che vedi oggi, con le dodici bocche in bronzo (i Cantaros, che rappresentano i mesi dell’anno) e le statue che personificano le stagioni, porta la firma di maestranze genovesi che la costruirono tra il 1605 e il 1606.

 

Ma la storia della fontana comincia molto prima: sotto quella struttura scorre la fonte di Gurusele, la stessa che i romani usavano per alimentare l’acquedotto di Porto Torres. 

 

Per generazioni è stata il fulcro della vita cittadina (le massaie e gli acquaioli, chiamati dai sassaresi carrajoli, venivano qui ogni giorno) tanto che gli Statuti sassaresi ne parlano già nel XIII secolo, molto prima che assumesse l’aspetto che conosciamo oggi.

 

Un dettaglio curioso: nel 1975, le Poste Italiane la scelsero tra le 21 fontane più rappresentative d’Italia per una serie di francobolli. 

INFO UTILI PER LA VISITA

 

Trovi la Fontana di Rosello in Corso Trinità. 

 

ORARI | Aperta dal martedì al sabato (10:00-19:00) e la domenica fino alle 14:00, chiusa il lunedì.

 

BIGLIETTO | L’ingresso è gratuito, ma se vuoi scoprirla con una visita guidata serve il biglietto cumulativo della Rete Thàmus (10€ intero, 8€ ridotto), lo stesso che apre anche le porte di Palazzo di Città (con il suo Museo della Città e il Teatro Civico), Palazzo Ducale (al suo interno sono visitabili le Stanze e le Cantine del Duca dell’Asinara, ossia Don Antonio Manca, marchese di Mores e signore di Usini) e il Barbacane, testimonianza del sistema difensivo di Sassari. Questi sono luoghi culturali che puoi inserire nell’itinerario se decidi di soggiornare a Sassari per più giorni.

Vista della Fontana del Rosello nel centro storico di Sassari
Fontana del Rosello a Sassari, uno dei simboli della città

Piazza d’Italia

Da qui, attraversa la strada (se è mattina fai tappa al Mercato Civico) ed entra nel centro storico.

 

In quindici minuti a piedi arrivi in Piazza d’Italia, riconoscibile perché al centro spicca la statua di Vittorio Emanuele II, inaugurata nel 1899 alla presenza del re Umberto, della regina Margherita, del presidente dei ministri Pelloux e di tutto il seguito venuto in Sardegna per accompagnare i reali. Un’occasione che la città colse per organizzare la prima Cavalcata Sarda, l’evento che ancora oggi, ogni anno nel mese di maggio, porta in piazza gli abiti tradizionali di tutta l’isola. 

 

Qui si trova il Palazzo sede della Città Metropolitana (oggi sede amministrativa, un tempo dimora reale nelle visite dei Savoia) e il neogotico Palazzo Giordano (appartenuto dal 1921 al Banco di Napoli, ora Intesa Sanpaolo), oltre che bar ideali per fare aperitivo. 

Piazza d'Italia a Sassari con la statua di Vittorio Emanuele II
Statua di Vittorio Emanuele II in Piazza d'Italia a Sassari
Il neogotico Palazzo Giordano affacciato su Piazza d'Italia a Sassari

Piazza Castello

Da Piazza d’Italia, i portici (se non vuoi sederti per pranzare in un ristorante, sotto puoi mangiare una pizzetta al taglio o uno smash burger) ti accompagnano fino a quella che un tempo si chiamava Plà de Castell, denominazione catalana nel tempo tradotta in Pianu di Castheddu, ossia Piazza Castello, il punto in cui il centro medievale incontra la città più moderna.

 

Fino al 1877, anno della sua demolizione, qui dominava il castello aragonese, una fortezza trecentesca che dal 1564 divenne anche sede del temuto tribunale dell’Inquisizione spagnola, arrivata in Sardegna al seguito della dominazione iberica per reprimere eresie e, di fatto, controllare la popolazione. La piazza era la più importante della città, oltre che il luogo prediletto delle passeggiate signorili, specialmente dopo l’apertura del Caffè Mortara nel 1848.

 

Sempre nella piazza trovi l’accesso al Barbacane, i resti della struttura difensiva quattrocentesca. Inoltre, ogni 14 agosto, da Piazza Castello parte ufficialmente la Discesa dei Candelieri, la festa Patrimonio UNESCO di cui ti parlerò in modo approfondito più avanti.

 

Qui vicino puoi fare tappa anche alla Chiesa della Madonna del Rosario: prima di cominciare la Discesa, i Gremi vi si recano con la propria bandiera per una preghiera. All’interno, soffermati ad ammirare gli splendidi archi caratterizzati da un apparato in pietra e stucco che gioca con effetti marmorizzati, simulando tarsie in marmo. Dietro l’altare maggiore, a colpire è invece il Retablo del Rosario del 1682, in legno intagliato e dorato.

Piazza Castello a Sassari
Interno barocco della Chiesa della Madonna del Rosario a Sassari, con stucchi e affreschi
Candeliere addobbato in Piazza Castello durante la Discesa dei Candelieri a Sassari

Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico G.A. Sanna

Torna verso Piazza d’Italia e prosegui lungo Via Roma. A sette minuti a piedi si trova il Museo Nazionale G.A. Sanna.

 

Il museo nasce grazie al sassarese Giovanni Antonio Sanna, imprenditore, proprietario delle miniere di Montevecchio, politico e collezionista, che nel 1875 destinò alla sua città la propria collezione di arte e antichità. 

 

Il museo è ampio, estremamente piacevole da visitare. Allestito in un edificio in stile neoclassico, all’interno attraversa diverse epoche: dai frammenti di tronchi fossili della foresta pietrificata dell’Anglona ai reperti di epoca nuragica, fino alla sezione etnografica con tessuti e gioielli in filigrana.

 

Da aprile 2026, è visitabile anche il nuovo Padiglione Marcialis, con tre sale dedicate all’età nuragica, fenicio-punica e romana.

INFO PER LA VISITA

 

ORARI | Martedì, giovedì e sabato 9:00-13:45; mercoledì e venerdì 14:00-19:30; chiuso il lunedì; aperto la prima domenica del mese dalle 9:00 alle 13:45

 

BIGLIETTI | Il biglietto d’ingresso costa 6€; gratuito ogni prima domenica del mese.

Stele in pietra con figure antropomorfe esposte al Museo Sanna di Sassari
Idoli in pietra di epoca preistorica conservati al Museo Sanna di Sassari
Bronzetto nuragico esposto al Museo Sanna di Sassari

Pinacoteca Nazionale

“Infinite sarebbero per un artista le possibilità in questa Sardegna mistica e cattolica sovrapposta a una millenaria Sardegna panica e pagana: ed un artista avveduto che sappia cogliere e scegliere da quel che vede e voglia sviluppare vecchi e nuovi concetti, ha ciò che gli occorre a portata di mano.” – Giuseppe Biasi, 18 giugno 1929, Osilo

Se il Museo Sanna racconta la storia di Sassari e di molte altre zone della Sardegna, la Pinacoteca Nazionale mostra l’isola attraverso gli occhi di alcuni dei suoi artisti più amati. 

 

Ospitata all’interno dell’ex Collegio Canopoleno, costruito tra il Cinquecento e il Seicento, tra le diverse opere custodisce anche alcuni dipinti di Giuseppe Biasi. 

 

Nato a Sassari nel 1885, è considerato uno dei pittori sardi più importanti del Novecento. La bellezza delle sue tele mi ha colpita subito, soprattutto per la capacità di raccontare l’isola non con un folklore da cartolina, ma una Sardegna vera, fatta di colori particolari, abiti e volti dagli sguardi magnetici. 

 

Biasi fu anche grande amico di Grazia Deledda, con cui condivideva la stessa ostinazione: raccontare la Sardegna per quello che è, non per quello che gli altri si aspettano che sia. Insieme ai quadri di Biasi troverai ovviamente anche altre opere, come quelle di Maria Lai ed Eugenio Tavolara.

INFO PER LA VISITA

 

ORARI | Aperta dal martedì al sabato e la prima domenica del mese, dalle 9:00 alle 19:30 (ultimo accesso alle 19:00).

 

BIGLIETTI | Il biglietto d’ingresso costa 2€.

Dipinto di Giuseppe Biasi raffigurante una donna
Ritratto di giovane donna in abito tradizionale sardo, opera di Giuseppe Biasi
Ritratto di donna in costume tradizionale sardo, dipinto di Giuseppe Biasi alla Pinacoteca di Sassari

Duomo, Cattedrale di San Nicola 

L’ultima tappa è nel cuore del centro storico, a poca distanza dalla Pinacoteca, dove strette stradine si aprono all’improvviso sulla facciata barocca del Duomo dedicato a San Nicola. 

 

La prima citazione risale al XII secolo, nel Condaghe di San Pietro di Silki, e sorge su una preesistente struttura paleocristiana. Fu ricostruita in stile romanico pisano nel Duecento, poi rifatta in gotico-catalano tra il 1434 e i primi del Cinquecento, quando divenne cattedrale. 

 

La facciata che vedi oggi, quella barocca, arrivò solo nel Settecento, con le statue dei Santi Martiri Turritani e di San Nicola, patrono della città.

Dettaglio scultoreo di un capitello all'esterno della Cattedrale di Sassari
Facciata barocca della Cattedrale di San Nicola a Sassari
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Cosa vedere a Sassari d’estate: la Discesa dei Candelieri, Patrimonio UNESCO

Se visiti Sassari d’estate, l’evento da non perdere per scoprire la città in modo diverso è la Discesa dei Candelieri (Faradda di li Candareri in sassarese), celebrata ogni 14 agosto in onore della Vergine Assunta.

 

Le sue origini risalgono a un voto fatto nel Seicento, quando la città, colpita da una grave epidemia di peste, promise alla Madonna una processione annuale in cambio della fine del contagio. Un patto che i sassaresi rinnovano ancora oggi, quattro secoli dopo.

 

Dal 2013, la manifestazione è riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, all’interno della rete delle grandi macchine a spalla italiane che comprende anche la Macchina di Santarosa di Viterbo, la Varia di Palmi e la Festa dei Gigli di Nola.

La Discesa dei Candelieri tra la folla nelle vie del centro storico di Sassari
Dettaglio del capitello di un Candeliere durante la vestizione a Sassari
I portatori sollevano il Candeliere durante la Faradda a Sassari

Protagonisti sono i 13 Gremi, le antiche corporazioni di arti e mestieri, ognuno con il proprio candeliere: una colonna di legno che può pesare fino a quattro quintali e imita un enorme cero votivo. Alla base dei capitelli, tutt’intorno, ci sono lunghi nastri di vari colori che, con opportune manovre, vengono tenuti a giusta tensione per tenere in equilibrio il candeliere. Enrico Costa scrisse al riguardo:

“I nastri sono tutti lunghissimi, persino venti o trenta metri talché è veramente pittoresco vederli ondeggiare sulla folla quando i candelieri sfilano per le vie della città, al caratteristico suono dei pifferi e dei tamburi”.

Durante la discesa, i portatori fanno “danzare” i candelieri a ritmo di tamburo lungo tutto il tragitto, tra le vie del centro storico, da Piazza Castello fino alla Chiesa di Santa Maria di Betlem.

 

Un evento che trasforma Sassari in un rito collettivo che dura tutto il giorno, coinvolgendo non solo tutti i cittadini e le cittadine sassaresi (questa è considerata la festa più importante dell’anno), ma anche visitatori provenienti da altre parti della Sardegna, d’Italia e del mondo.

Portatori si abbracciano durante la Faradda di Sassari
Mani di un gremiante durante la vestizione floreale del Candeliere a Sassari
Portatori sostengono il Candeliere durante la Discesa a Sassari

Le fasi della festa

Si comincia la mattina, fuori dalle sedi dei Gremi, dove i gremianti si ritrovano per vestire il candeliere.

 

È la prima volta che assisto a questo rito (ho seguito da vicino la vestizione del candeliere dei Sarti e quello dei Falegnami) e quello che mi ha colpita di più non è stato il candeliere in sé, per quanto bellissimo e curato in ogni dettaglio, ma le persone intorno: ci si abbraccia, qualcuno piange e nonostante i quaranta gradi e il sudore che non risparmia nessuno, sembra che il caldo per loro non esista. 

 

È un senso di comunità che traspare in ogni momento, la loro felicità è semplicemente contagiosa. 

 

Tra una fase e l’altra della vestizione, ma soprattutto alla fine, il Candeliere viene fatto “ballare” al ritmo cadenzato del tamburo, un suono che imparerai presto a riconoscere perché è la colonna sonora portante di tutto l’evento.

 

Mi ha colpita la precisione di questa “coreografia”: il capo candeliere, che guida i portatori, chiede loro di guardarlo dritto negli occhi durante la danza, per restare sincronizzati nonostante il peso.

Gremio dei Viandanti a Sassari
Gremio dei Sarti durante la vestizione a Sassari
Stendardo di un Gremio a Sassari

Questa fase è anche un’occasione per stare insieme, mangiare e bere, prima della Discesa vera e propria, che inizia il pomeriggio, verso le 18:00.

 

I Candelieri si riuniscono in Piazza Castello e da lì percorrono il tragitto che li porterà, come tappa finale, alla Chiesa di Santa Maria di Betlem, con arrivo previsto solitamente oltre la mezzanotte. Qui si scioglie il voto: i Candelieri entrano uno alla volta, accolti dal padre guardiano, per essere disposti intorno al simulacro della Vergine Assunta, prima di ricevere la benedizione dall’arcivescovo di Sassari. 

 

A metà del tragitto, davanti a Palazzo di Città, avviene un momento particolare e curioso: il rito dell’Intregu. Il Gremio dei Massai incontra il sindaco per l’investitura del nuovo obriere maggiore e le due bandiere, quella del Gremio e il gonfalone del Comune, vengono scambiate, prima del tradizionale brindisi “a zent’anni“.

 

È anche il momento in cui la città si prende una piccola licenza: quando il sindaco esce da Palazzo di Città per unirsi al corteo, la folla può manifestare apertamente il proprio gradimento fischiando o applaudendo.

INFO UTILI

 

Se vuoi assistere alla Discesa dei Candelieri, tieni a mente che tutte le strade saranno affollatissime: ti consiglio di alloggiare a Sassari o di arrivare in anticipo, soprattutto se arrivi in auto e hai bisogno di parcheggiare (il punto più comodo e gratuito è il centro commerciale Tanit). 

Le feste patronali dei Gremi organizzate durante l’anno

Se stai pianificando il tuo viaggio nel nord Sardegna in un’altra stagione, puoi comunque avere un assaggio della Discesa dei Candelieri partecipando a una delle feste patronali organizzate dai Gremi. Si tratta di un’esperienza particolare da vivere in prima persona, fuori dalle classiche rotte turistiche.

 

Per i tredici Gremi di Sassari, la festa patronale rappresenta, insieme alla Discesa, l’evento più intimo e atteso dell’intero anno. È la prova che per queste corporazioni, la fede e il senso di comunità si coltivano dodici mesi su dodici, tramandando la tradizione da una generazione all’altra. Come funziona?

 

La festa si divide in due fasi: la mattina, presso la chiesa rappresentativa del Gremio, si svolge la messa e il passaggio di consegne tra l’Obriere (o Parajo) uscente e il nuovo Obriere che rappresenterà il Gremio per l’anno successivo.

 

Il pomeriggio, invece, si tiene la processione per le strade di Sassari, a cui partecipa sia il Gremio festeggiato che tutti gli altri Gremi, oltre alle diverse Confraternite. Durante la sfilata non ci saranno i Candelieri, ma le bandiere.

Ricamo con lo stemma di Sassari e il logo UNESCO su un abito tradizionale dei Gremi
Giovane in mantello rosso durante una processione religiosa a Sassari
Dettaglio della feluca indossata durante una processione dei Gremi a Sassari

Un dettaglio che mi ha colpita è stata la varietà degli abiti dei diversi Gremi e delle Confraternite.

 

Quelli che vedrai sfilare sono soprattutto abiti d’influenza ottocentesca, composti da frac, papillon, feluca e spadino, con un particolare gilet che richiama i colori del rispettivo stendardo.

 

In questo scenario spiccano i modelli sei-settecenteschi dei Viandanti e degli Ortolani, che si fondono con elementi barocchi come giacche rococò, culottes e mantelli neri.

Corona di fiori offerta durante una festa patronale dei Gremi a Sassari
Giovane gremiante in abito storico ottocentesco durante una festa patronale a Sassari
Corteo con tamburini e stendardo durante una festa patronale a Sassari
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Cosa mangiare a Sassari

Una visita a Sassari non è completa senza aver fatto almeno una o due tappe gastronomiche. 

 

La cucina sassarese è legata alla terra e all’allevamento, solida e di carattere. Alcune specialità potrebbero non essere per tutti, perché nate in un contesto dove nulla andava sprecato e si utilizzava ogni parte dell’animale; altre hanno invece il potere di conquistare ogni tipo di palato.

 

Tra i piatti che preferisco e che consiglio di provare ci sono le famose melanzane alla sassarese, protagoniste indiscusse di qualsiasi grigliata, così importanti al punto da ispirare una delle canzoni popolari più conosciute della città, “La mirinzana”, e le monzette.

 

Queste sono le lumache della tradizione sassarese, buonissime con aglio, prezzemolo e peperoncino, ma preparate anche in altre versioni.

Melanzane alla sassarese
Cervelline di vitella

Chi è curioso, può optare per piatti particolari come le cervelline di vitella fritte o la trippa, in base anche alla disponibilità della trattoria e alla stagione. Un grande classico, per chi la mangia, è anche la carne di cavallo. 

 

Se dovessi consigliare un indirizzo dove provare questi e altri piatti, direi l’Assassino. È una trattoria storica situata nel centro storico e il giovedì organizzano anche una serata live dedicata alla musica sassarese con i Zeppara, un gruppo musicale folk sassarese nato nel 1990 (eh si, ovviamente cantano anche “La mirinzana” di cui ti ho parlato poco sopra).

 

In inverno, il piatto da provare è la fainè, preparata con farina di ceci, acqua, sale e olio. Sassari è uno dei pochi luoghi in Sardegna dove è possibile provarla, anche in diverse varianti: classica, con cipolle o con salsiccia e cipolle. C’è chi propone varianti più originali o con le verdure, ma personalmente vado sempre sul classico e quella con cipolla. 

 

Infine, sempre nell’ambito dello street food, consiglio la pizzetta al taglio: croccante, con la mozzarella filante, è perfetta come cibo da passeggio o come cena d’asporto. 

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